Tarocchi, una macchina narrativa combinatoria

Aggiornamento: 6 giu 2021



Uno dei commensali tirò a sé le carte sparse [...] prese una carta e la posò davanti a sé. Tutti notammo la somiglianza tra il suo viso e quello della figura, e ci parve di capire che con quella carta egli voleva dire "io" e che s’accingeva a raccontare la sua storia." (Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati).




Introduzione

Questo lavoro nasce da una ricerca sui tarocchi. In particolare, le considerazioni che seguono sono il risultato dell’osservazione di alcune sedute di lettura di tarocchi e dell’analisi di programmi televisivi locali (trasmessi da emittenti campane) dove maghi e astrologi praticano la divinazione in diretta.

La lettura dei tarocchi possiede diverse caratteristiche interessanti dal punto di vista semiotico: a) è un testo narrativo; b) la relazione che si costruisce tra cartomante e consultante è un processo di significazione mediato e costruito dalle carte; c) i tarocchi funzionano sia da istanza di mediazione (tra cartomante e consultante) sia da oggetti dotati di per sé di significati che vengono articolati e organizzati all’interno della seduta; d) gli elementi che concorrono a costruire il senso e i significati di una consultazione appartengono a pratiche di enunciazione differenti (rituali, discorsi, gesti, ecc.).

Il testo in termini semiotici è una grandezza organizzata, delimitata, circoscritta e per essere analizzato presuppone sempre la scelta di un livello di pertinenza. Tale scelta è necessaria e indispensabile ancora di più in un caso come quello della divinazione dove gli aspetti da considerare sarebbero davvero numerosi. Per questo, ci soffermeremo soltanto sugli elementi semiotici conformi al nostro progetto teorico che si fonda sulla dimensione narrativa della divinazione a partire da alcune caratteristiche: le strategie discorsive elaborate dalla cartomante per costruire l’identità del consultante; le modalità attraverso le quali si instaura il contratto fiduciario; il linguaggio dei tarocchi; le carte come testi potenziali e, infine, le configurazioni discorsive che esplicitano il discorso divinatorio.

1 L’Identità narrata



In ogni consultazione il primo aspetto su cui la cartomante si concentra è la costruzione dell’identità del consultante che viene perfezionata nel corso dell’intera seduta con l’aiuto delle carte. Intorno a questa nuova identità del soggetto, come vedremo, si sviluppa un racconto denso di particolari che man mano si ancora alla realtà del consultante attraverso diverse modalità di referenzializzazione. Dal primo istante vengono distinte implicitamente l’identità situazionale e l’identità di base del consultante: la prima è temporanea, circostanziata dalla lettura dei tarocchi e al presente; la seconda è la storia biografica del consultante a cui si fa riferimento durante tutta la seduta, è costituita da passato, presente e futuro e in molti casi viene associata al segno zodiacale. Infatti, alcune cartomanti utilizzano il segno zodiacale e l’ascendente per costruirsi una rappresentazione del consultante e per verificare, disambiguare o articolare al meglio la situazione che si disegna nelle carte. Oltre ai tarocchi e ai segni zodiacali la maggior parte delle cartomanti utilizza allo stesso tempo diversi strumenti come I-Ching e numerologia. In nessun caso abbiamo assistito a sedute che si limitassero strettamente ai tarocchi. Per quanto si è potuto osservare inoltre, le maggiori contaminazioni tra i mezzi della divinazione si raggiungono nelle trasmissioni televisive dove raramente si esplicitano i metodi di interpretazione e le carte diventano più che altro elementi coreografici necessari alla costruzione del contesto. Gli strumenti utilizzati per l’interpretazione da cartomanti e maghi televisivi sono tra i più eterogenei come la magia, l’oroscopo, la new-age, la numerologia, il culto angelico e così via. Nello stesso modo i maghi consigliano l’uso di amuleti, candele, statuine e fiori di Bach per avere fortuna e per risolvere problemi specifici. I consultanti sembrano non essere minimamente turbati da queste contraddizioni e si affidano a ogni rimedio integrandolo con gli altri senza mostrare problemi di coerenza. Alcune trasmissioni inoltre aumentano il loro potere persuasivo e veridittivo con la presenza di sociologi, psicologi o assistenti sociali che si prestano a legittimare la divinazione aggiungendo particolari più o meno inerenti al loro ruolo professionale.

La divinazione come previsione del futuro non è il perno centrale delle sedute anche se - come ci ricorda Cicerone (Cfr. De divinatione (I, 1).) - la divinazione è "il presentimento e la conoscenza dell’avvenire". Al contrario in ogni consultazione, cartomante e consultante si concentrano più che altro sul presente e sulla possibilità di far emergere e narrativizzare ciò che ostacola o favorisce la realizzazione. Normalmente infatti - come ci insegnano gli antropologi - chi si rivolge a una cartomante lo fa a causa di una situazione problematica o confusa che non gli permette una visione globale e un discorso coerente rispetto al proprio vissuto. Il consultante è quasi sempre qualcuno che non riesce più a raccontare a se stesso, e a chi gli sta vicino, la propria situazione o la propria identità e dalla seduta si aspetta un nuovo racconto, una narrazione che possa riordinare gli eventi, le persone, le emozioni e fornire spiegazioni temporalmente e causalmente organizzate. L’interpretazione data dalla cartomante permette di narrativizzare in modo rinnovato la propria storia e la propria identità o, comunque, fornisce elementi differenti e nuovi punti di vista per reinterpretarsi. Questo racconto, presentandosi sotto forma di racconto intimo e biografico del consultante, offre diversi elementi per la conversazione e per riflettere su se stessi sia che il consultante si ponga come fiducioso che come scettico. Lo scopo della consultazione è quello di riordinare il racconto e aggiungere simbolicamente i pezzi di mosaico che mancano per la comprensione di ciò che accade. Il grado di efficacia di questa nuova narrazione dipende dalla cooperazione reciproca tra cartomante e consultante che, quando è ottimale, si concretizza fino a diventare una storia dettagliata (con nomi propri, eventi specifici, tempi e spazi circoscritti). È chiaro che in questo caso il problema della verità non si pone e tutto si sposta sulla veridizione e sull’efficacia.

Naturalmente, come ricorda Lévi-Strauss (1958) l’efficacia della magia implica necessariamente la credenza nella magia. E come accade nel caso degli sciamani, l’efficacia di una consultazione di tarocchi passa attraverso il discorso della cartomante. Al contrario della psicanalisi in cui è il malato che parla - dice Lévi-Strauss - nelle pratiche sciamaniche la strega parla per il malato e, nel nostro caso, è la cartomante a raccontare la storia del consultante. Ciò che si chiede al pensiero magico e - ancora più esplicitamente ciò che il consultante si aspetta dalla cartomante - è di fornire un "nuovo sistema di referenza" nel quale si possano integrare tutti gli elementi che fino a quel momento sono stati in contraddizione. Il discorso della cartomante arriva a tradurre l’esperienza del consultante (con la sua collaborazione implicita o esplicita) e, nello stesso modo, lo sciamano fornisce un linguaggio attraverso il quale il malato possa esprimere l’inesprimibile.

Con una forma di traduzione analoga che non passa per la cartomante ma è presa in carico direttamente dalle figure dei tarocchi, i protagonisti de Il castello dei destini incrociati di Calvino esprimono la propria storia che non possono raccontare altrimenti poiché hanno perso la voce nella traversata del bosco.


2 Il contratto fiduciario

La costruzione e la negoziazione dell’identità del consultante si realizza nelle diverse fasi della seduta passando per alcune tappe necessarie. Una di queste è la relazione fiduciaria che si instaura tra cartomante e consultante.

Dall’osservazione di alcune consultazioni abbiamo notato diversi atteggiamenti nei confronti della cartomante: c’è chi le si affida attribuendole capacità propriamente divinatorie; chi è scettico e vive la seduta come un gioco che in alcuni casi fa un "racconto molto simile alla propria esperienza"; chi va dalla cartomante con curiosità per vedere se "veramente" indovina il passato e il futuro. In ognuno di questi casi, sia sfidata che creduta senza diffidenze, la cartomante funziona come un depositario del sapere vero o presunto che possiede le chiavi, di nuovo vere o presunte, per accedere al futuro. In entrambi i casi, sia nell’atteggiamento di fiducia che in quello di sfida la cartomante agirà nel ruolo di manipolatore grazie alla competenza che la caratterizza costituita sul sapere e sul potere allo stesso tempo. Più esattamente, è il sapere che conferisce il potere alla cartomante investendola di un ruolo simile a quello del profeta "portatore senza intenzione di una voce 'prodigiosa'" (Sulle modalità di funzionamento del discorso profetico si veda Fabbri 1996.) in un processo impersonale e obiettivo. Nel discorso divinatorio la responsabilità soggettiva manca perché la cartomante sa quello che avverrà, ne è il tramite attraverso le carte, ma non ha alcun controllo sugli eventi e, come il profeta, "accantona ogni pretesa di soggettività per divenire un non-soggetto che si limita a fare da tramite al messaggio che enuncia" (Fabbri 1996). Tale posizione influenza non poco il patto fiduciario tra cartomante e consultante che, date le premesse, si deve costruire al di là di ogni verifica razionale.

Infatti grazie al ruolo che ricopre, la cartomante (è un mago, è una strega) non ha bisogno di superare le prove qualificanti necessarie al contratto fiduciario per dimostrare il proprio potere divinatorio, poiché le viene conferito come presupposto di base già a partire dalla richiesta di consultazione. Ciononostante, capita di frequente nelle sedute che abbiamo osservato che la cartomante venga sottoposta o si sottoponga spontaneamente a vere e proprie "prove" ad esempio indovinando il segno zodiacale. È inutile dire che quando la cartomante indovina il segno zodiacale del consultante al primo colpo ciò accresce enormemente anche negli scettici la fiducia nella sua competenza divinatoria e in tutto quello che avviene in seguito. Naturalmente più degli altri, per non credere alla cartomante i consultanti scettici ricercano nel discorso gli elementi in evidente contrasto: durante la seduta i consultanti che affermano di "non credere" non annuiscono e non le danno spazio, interagiscono il meno possibile, ci tengono a farsi raccontare il passato per capire se si possono fidare. Ovviamente il racconto del passato è un momento fondamentale (a questo proposito cfr. anche Lekomceva, Uspenskij 1962.) perché pone le basi per la costruzione funzionale del contratto fiduciario tra cartomante e consultante, soprattutto quando si avvicina all’esperienza del consultante casualmente o, semplicemente, grazie a configurazioni discorsive generiche che quest’ultimo ha provveduto consapevolmente o meno a riempire di elementi soggettivi. È comunque evidente che un atteggiamento razionale e positivista non è conciliabile con l’efficacia del racconto divinatorio.

Il problema dell’autolegittimazione si pone anche tra cartomanti e maghi televisivi che enfatizzano una presunta sincerità appellandosi alla propria notorietà di sensitivi. Ciononostante, per quanto si è potuto osservare nelle trasmissioni napoletane, coloro che chiedono la consultazione televisiva non operano strategie di verifica di questo tipo ma apparentemente si affidano al mago (molto noto di solito) con un atteggiamento di grande fiducia.

3 Dal sensibile all’intellegibile

Le cartomanti che abbiamo visto all’opera considerano i tarocchi soltanto come un mezzo necessario a trasferire il proprio potere divinatorio. Le carte hanno la funzione di un operatore di trasformazione, spostano il sapere sensitivo e sensibile della cartomante e permettono l’esplicitazione chiarificatoria del racconto: la cartomante sa e le carte mettono in discorso il suo sapere. Al contrario, i maghi televisivi sostengono di "sentire" il futuro attraverso la voce, trattandosi - ovviamente - di telefonate in diretta.

Alle carte viene attribuita sempre una grande importanza. Ogni cartomante ha i propri tarocchi ricevuti in dono o acquistati in situazioni simboliche e molto significative, non ne usa altri e, per quanto abbiamo potuto vedere, li ripone quasi sempre nello stesso posto (astuccio, fazzoletto, ecc.): vengono trattati con un certo rispetto dalla cartomante e di conseguenza anche dal consultante, vengono presi, maneggiati e riposti con cura. Da un certo punto in poi sono al centro dell’attenzione e tutta la conversazione si svolge intorno alle figure rappresentate che articolano la narrazione.

È interessante vedere il potere che la cartomante attribuisce ai tarocchi (e quindi a se stessa) che si manifesta nella solennità del rito e nello sguardo concentrato quasi sempre sui simboli delle carte: cerca raramente conferme dal consultante (scarso feedback negli sguardi, nei gesti, nelle posture, negli atteggiamenti) e anche quando il consultante nega le sue affermazioni, la cartomante non ne dubita affatto tentando, al contrario, di convincerlo sulla falsità di quello che sa o che crede di sapere perché "le carte dicono un’altra cosa". Generalmente la cartomante non trasforma le proprie convinzioni ascoltando il consultante poiché si "fida" di ciò che affermano le carte. Ciò accade ancora di più nel corso della divinazione televisiva dove, per quanto riguarda il lavoro e ancora di più l’amore, il mago "scopre" tradimenti mai sospettati con grande stupore del consultante ("Hai dei problemi sul lavoro. No. Forse non ancora ma stai attento e vai a vedere perché lo dicono le carte!" "C’è un’altra donna. No, guarda meglio, forse non lo sai ma c’è, tuo marito ti tradisce"). È sempre diverso il caso della domanda del consultante sulla salute, per la quale maghi e streghe televisive dimostrano una certa cautela: danno pareri ottimisti sulla risoluzione del problema ma, in caso di malattie particolari o gravi consigliano di rivolgersi a medici e nominano ospedali specifici all’interno dei luoghi di provenienza. Inoltre, le cartomanti che abbiamo incontrato personalmente negano la possibilità di prevedere la morte poiché la considerano un evento contingente e fatale.

Le modalità di funzionamento della consultazione descritte fino a questo momento fanno sì che nel corso della seduta il consultante (televisivo o meno), quasi sempre, passi dalla certezza della propria competenza al dubbio e gradualmente alla fiducia nella cartomante, soprattutto nei casi in cui la situazione problematica abbia contribuito a renderlo vulnerabile. Lekomceva e Uspenskij (1962) fanno notare che la cartomante per diventare efficace deve riuscire a portare il consultante a uno stato psicologico estremo (di calma o di agitazione). Anche quando il consultante è tra gli scettici mantiene comunque un atteggiamento partecipato, è soddisfatto quando ci sono buone notizie e ascolta con sorpresa e fastidio gli eventuali problemi segnalati dalle carte per poi concludere che in ogni caso "non ci crede".

La seduta quindi, è sì un testo che prende corpo man mano come il frutto di un’interazione ma, al contrario di quanto credevamo, la cartomante non costruisce la storia del consultante basandosi soltanto sulla sua collaborazione (che in diversi casi manca). È vero che, in caso di collaborazione attiva del consultante, la cartomante quasi sempre ritocca la propria interpretazione; d’altra parte molti discorsi divinatori, come gli oroscopi, si adattano a un gran numero di situazioni ed esperienze collettive quindi è il consultante che di fatto si riconosce in schemi piuttosto frequenti e generici al punto da poter essere investiti di significati: nella vita di tutti noi c’è una donna importante o un uomo importante, ci sono dei giovani o dei vecchi, ci sono gli invidiosi, i desideri, i maestri, le paure e così via. Per le stesse ragioni la divinazione diventa una profezia autoavverante a cui il consultante si affida. In alcuni casi inoltre, le previsioni sono talmente generalizzabili che a posteriori il consultante le reinterpreta attraverso la propria esperienza: "ogni profezia tende ad avverarsi, in quanto sceglie nel presente e nel passato certi tratti semantici, competenze soggettive, configurazioni attanziali le quali vengono poi attualizzate e specificate, ossia si autorealizzano." (Fabbri 1996). Questo processo di risemantizzazione dovuto al discorso divinatorio permette di reinterpretare il presente e, allo stesso tempo, il passato attraverso una nuova narrazione che si configura nel corso della seduta grazie all’interazione più o meno cooperativa tra consultante e cartomante. Un’interazione che non passa necessariamente dagli elementi espliciti forniti dal discorso del consultante ma si insinua attraverso una comunicazione reciproca sul piano sensibile (reazioni, espressioni, gesti, ecc.).


4 I tarocchi e le combinazioni narrative

I tarocchi possiedono un sistema di interpretazione ampiamente codificato e, chi non ha una tradizione familiare come molte cartomanti, può imparare la lettura delle carte dagli innumerevoli manuali in commercio. Già a partire dai manuali si nota come queste figure abbiano una tradizione legata a diverse iconografie che rimandano a un sincretismo culturale della tradizione esoterica tra oriente e occidente.

Ogni figura è un testo virtuale che mette in scena e seleziona delle configurazioni discorsive specifiche sebbene adattabili alla combinazione con gli altri tarocchi. Ciò che è ancora più interessante dal punto di vista semiotico, è la messa in scena dei tarocchi: le carte infatti vengono disposte secondo un metodo ben preciso (che è suscettibile di variazioni a seconda della cartomante) e la lettura è sempre relazionale. Questo significa che il valore delle figure si costruisce grazie alle relazioni che ciascun simbolo intrattiene con gli altri. Ogni singola carta ha un significato codificato ma ciò che è più interessante è che soprattutto il suo valore posizionale risulta fondamentale per l’interpretazione. La struttura narrativa del racconto che si articola durante la seduta è confermata dalla relazione oppositiva a seconda del valore posizionale delle carte. Inoltre, la possibilità di combinazione dei tarocchi è molto vasta e, quando una carta esce più volte, è raro che mantenga la stessa posizione che ne determina comunque in maniera sostanziale il significato. L’organizzazione della lettura delle carte è quindi interessante per il funzionamento stereotipico di testo narrativo dove le figure costruiscono un processo di significazione a partire dal loro significato relazionale. Calvino ha scritto Il castello dei destini incrociati proprio perché era affascinato dalle figure e dalle potenzialità narrative delle carte che permettono di costruire sempre racconti nuovi e diversi. Non a caso ha definito i tarocchi come una macchina narrativa combinatoria.

Un altro aspetto interessante riguarda il significato delle "famiglie" di carte che compongono gli arcani minori (bastoni, denari, spade, coppe). Ogni famiglia rappresenta un elemento dell’universo astrologico (terra, aria, fuoco, acqua). Volendo tradurre, dal punto di vista semiotico questi elementi formano la struttura modale di base: i bastoni (terra) rappresentano il dovere, la concretezza e la materialità; i denari (aria) rappresentano il sapere e tutti i valori più intellettuali; le spade (il fuoco) il volere, la volontà umana; le coppe (l’acqua) il potere rappresentato dall’affettività e dai sentimenti. Come si nota questo ulteriore codice rappresenta uno strumento interpretativo che, a partire dalla teoria modale, inserisce degli elementi soggettivi e passionali che influenzano il destino di ciascuno mettendo in luce i conflitti profondi dello sviluppo narrativo del discorso divinatorio.


5 Organizzazione del senso e configurazioni discorsive

Le considerazioni che ci apprestiamo a fare derivano in particolare dall’analisi di tre sedute effettuate dalla stessa cartomante. Ricordiamo che non tutte le cartomanti adottano lo stesso metodo. I consultanti li definiremo come S1, S2, S3.

L’atteggiamento dei primi due è piuttosto scettico e caratterizzato da una certa mancanza di disponibilità nel fornire degli indizi alla cartomante. Al contrario, S3 mostra un coinvolgimento emotivo e di conseguenza mette in atto una maggior collaborazione. In tutti e tre i casi si nota comunque una certa attenzione per il rituale e per il discorso divinatorio. Lo sguardo si fissa sulla cartomante e in alcuni casi è accompagnato da un atteggiamento di diffidenza (da S1) o di curiosità (da S2). Tutti i consultanti mescolano con serietà le carte che dovranno raccontare il passato recente, il presente e il futuro. Si crea una linea di intensità orizzontale tra cartomante e consultante da cui l’osservatore viene quasi dimenticato nonostante entrambi ne abbiano accettato la presenza e siano al corrente dello scopo della ricerca. Naturalmente, ciò dipende dal potere che assume il racconto sulla propria presunta storia e sulla soggettività, la stessa narrazione che nelle psicoterapie aggancia il paziente sul piano patemico e lo trattiene. Come abbiamo osservato a proposito della costruzione del patto fiduciario, il discorso della divinazione e tutte le strategie utilizzate dalla cartomante mirano a coinvolgere il consultante prima a livello patemico per passare eventualmente al livello cognitivo (il far-credere).

All’inizio della consultazione lo sguardo della cartomante è quasi sempre rivolto alla disposizione delle carte e ai simboli. È il momento in cui si prepara a interpretare i tarocchi mettendo in scena una narrazione per costruire l’identità del consultante. In tutti casi la cartomante elabora la storia facendo un ampio uso di modalità di soggettivizzazione, una strategia utile a creare complicità con il consultante anche se in un caso (con S1) si rivela poco efficace ("perché tu sei così e così ... hai questi aspetti del carattere ... ti piace ... non ti piace ..." ecc.). Nelle trasmissioni napoletane al contrario, i maghi televisivi utilizzano con successo un linguaggio informale come il dialetto o il gergo per instaurare un rapporto di parità e di complicità con i consultanti che, a loro volta, si dimostrano immediatamente amichevoli e disponibili.

Nelle sedute esaminate il consultante (tutti, S1, S2, S3) guarda attentamente la cartomante, cerca di capire cosa pensa delle carte e di interpretarle facendo molte domande sia sui contenuti che sul metodo interpretativo adottato: ad esempio chiede se le carte sono belle o brutte, vuole sapere il significato di ogni singola carta e come viene interpretata rispetto alle altre. La cartomante dà molte spiegazioni e mette in scena il racconto della storia del consultante senza chiedere conferma e parla con sicurezza. In ogni fase vengono utilizzate diverse strategie veridittive e se il consultante non smentisce esplicitamente l’interpretazione, il racconto della cartomante non presenta dubbi quasi come se conoscesse la persona che ha di fronte grazie ai propri poteri divinatori. Naturalmente in alcuni casi la cartomante conosce già il consultante (è il caso di S3) e rispetto alle altre sedute il racconto contiene molti particolari in più diventando più efficace e convincente: questo accade non soltanto perché la cartomante è già a conoscenza di alcune informazioni, ma soprattutto perché sa come interpretare le reazioni del consultante al racconto che propone. Quando il consultante nega o non collabora (S1 e S2), la cartomante cerca di aggiustare il tiro senza comunque mettere in dubbio le carte ed evitando di modificare sostanzialmente la propria interpretazione. Oltre a non contrastare la verità raccontata dai tarocchi, le cartomanti che abbiamo incontrato - a parte una - non usano forme di attenuazione (come "mi sembra", "pare", "forse") ma al contrario forme di certezza assoluta o comunque di forte probabilità ("succederà ..." "è così", "tu sei ..." e così via).

Disposizione dei tarocchi

La cartomante della quale descriviamo il metodo generalmente usa sette carte scelte tra gli arcani maggiori e, per questo, abbiamo deciso di non prendere in considerazione il funzionamento degli arcani minori. Non ci soffermiamo sui significati delle figure, la cui spiegazione si trova in qualsiasi manuale, poiché ci interessa più specificamente il funzionamento narrativo della disposizione delle carte e il sistema di dipendenze gerarchiche che le mette in relazione. Le prime ad essere disposte sono le tre carte che vengono collocate al centro e rappresentano la struttura temporale. A sinistra e a destra ci sono due colonne verticali, formate da due carte ciascuna, che rappresentano gli elementi che si oppongono alla realizzazione del consultante o, al contrario, ne consentono la realizzazione rispetto alla domanda posta ai tarocchi.

Ci concentreremo soltanto sul funzionamento semiosico delle strutture principali che organizzano le carte limitandoci alla prima opposizione significante che si esplicita nella relazione tra i tarocchi. Nello schema che segue è rappresentata la disposizione dei tarocchi in una "tirata": per semplicità chiameremo opponenti le due carte della colonna a sinistra, rappresentazione temporale la colonna centrale e aiutanti le due carte sulla destra.

Opponenti

Rappresentazione temporale

Aiutanti

I Papa I Forza

CarroI passato MagoI futuro Morte I presente

I Imperatrice I Temperanza

Rappresentazione temporale:

questi tarocchi vengono disposti al centro in una colonna verticale, sono i simboli più importanti e rappresentano propriamente lo scheletro del racconto, le strutture del contenuto e le funzioni narrative di base intorno alle quali si sviluppa una struttura temporale che mette in scena il passato recente (in alto), il futuro (in mezzo) e il presente (in basso). Nelle consultazioni analizzate, il discorso della cartomante parte dalla descrizione del presente (ultima carta) per poi descrivere il passato (la prima) e il futuro (al centro). Tuttavia, nel corso della seduta l’interpretazione di ogni carta non si esaurisce una volta per tutte rispettando l’ordine temporale e le gerarchie di dipendenze ma, grazie alle colonne di destra e di sinistra (opponenti e aiutanti), viene continuamente riorganizzata e specificata. La narrazione della cartomante torna più volte sulla descrizione della situazione presente e sul passato del consultante e il racconto viene riordinato soltanto alla fine quando cartomante e consultante hanno raccolto tutti gli elementi per sviluppare un discorso coerente.


Opponenti e Aiutanti:

sono i tarocchi posizionati a sinistra (le carte che "non aiutano", gli opponenti) o a destra (le carte che "aiutano", gli aiutanti) rispetto alla colonna centrale, influenzano gli eventi e sono riconducibili alle funzioni narrative d’uso funzionali allo sviluppo strutturalmente polemico di ogni racconto. Raffigurano gli elementi che concorrono o si oppongono alla realizzazione del presente e del futuro:

a (non aiuta) VS b (aiuta)

c (non aiuta) VS d (aiuta)

dove a si oppone sempre a b e c si oppone sempre a d. Prendiamo ad esempio lo schema della "tirata" riportato sopra dove nella carta che indica il presente, nella colonna centrale, compare la morte, una figura che può indicare sia la fine che la rinascita di una situazione a seconda del dialogo che intrattiene con le altre carte. Inoltre, questa "fine" o "rinascita" può essere favorita grazie all’aiuto di una figura femminile come l’imperatrice (nella colonna a destra) e ostacolata dalla figura del papa che potrebbe rappresentare un uomo anziano vicino al consultante (a sinistra). Avvantaggiato dalla consapevolezza acquisita sulle figure, che egli stesso ha riconosciuto, e compreso il loro ruolo, il consultante sa come muoversi (non deve ascoltare l’uomo anziano ma può seguire i consigli della donna). Tra l’altro, se ad esempio compare la figura della forza che generalmente nell’esperienza quotidiana accompagna le scelte del consultante, quando questa carta è situata a sinistra significa che in tale situazione è un elemento che ostacola e la scelta del consultante deve propendere per la temperanza (situata a destra). Chiaramente anche l’uomo anziano (il papa) e la forza a sinistra, o la donna (l’imperatrice) e la figura della temperanza possono essere collegate tra loro ma l’interpretazione complessiva può essere costruita solo man mano.

In ogni caso, nonostante l’esistenza di una regola interpretativa che si stabilisce a partire dal valore posizionale, non esiste una gerarchia di dipendenze rigida perché, al di là delle opposizioni orizzontali (a vs b; c vs d) proposte all’inizio, la narrazione si sviluppa in una trama che si arricchisce di volta in volta. Come ogni struttura profonda della narrazione non c’è uno svolgimento fluido che permette una strada senza ostacoli ma viene messo in scena un universo di elementi positivi e negativi rispetto alla domanda e agli interrogativi che il consultante ha posto ai tarocchi (domanda generale come la salute, l’amore, il lavoro, o specifica come "andrò a lavorare all’estero?"; "ci sarà una storia d’amore con ...?"). Ogni evento prende in carico una funzione narrativa nel senso che non è mai considerato casuale poiché viene correlato agli altri come tassello necessario di una trama prefigurata. La cartomante indica come muoversi riferendosi a questa struttura narrativa generale e spiega come interpretare gli eventi e tutto ciò che circonda il consultante. Non ci sono eventi positivi in sé (amore, ricchezza, ecc.) poiché a seconda della consultazione specifica quegli stessi eventi possono essere o diventare nel tempo episodi negativi per il soggetto (i grandi guadagni possono per qualche ragione impedire di raggiungere mete più interessanti). Naturalmente può accadere anche il contrario e, grazie alla disposizione dei tarocchi, la cartomante può attribuire un valore favorevole a un evento che normalmente potrebbe rappresentare un ostacolo (i rivali in amore possono rafforzare una relazione amorosa; la perdita di un lavoro può comportare un avanzamento di carriera altrimenti e altrove).

Nel discorso strutturato a racconto compaiono tutte le funzioni narrative principali, in alcuni casi sintatticamente proppiane: c’è sempre una mancanza iniziale o una grande trasformazione; accadono degli eventi che possono modificare questi fatti o meno; ci sono dei protagonisti positivi e negativi (che favoriscono o che ostacolano); vengono individuati aiutanti, antropomorfi o sotto forma di eventi interiori, che nello schema riportato sono tematizzati nella figura di una donna (imperatrice) e della temperanza, e opponenti che nell’esempio vengono tematizzati allo stesso tempo da una figura maschile (papa) e dalla forza; possono esserci scopi da ottenere con azioni che non sembrano direttamente rivolte al risultato ma che con il tempo si riveleranno fondamentali; le carte indicano una strada che il consultante deve percorrere e una serie di prove qualificanti perché si avveri (in caso di risultato positivo) o non si avveri (in caso di pericolo) la realizzazione (performanza) sotto forma di congiunzione con l’oggetto di valore (denaro, nuovo lavoro, fedeltà del partner, ecc.). Sul piano del contenuto viene riproposto un regolare schema narrativo canonico che, di volta in volta, si configura attraverso gli elementi messi in discorso dai tarocchi e, come si nota, ci sono non poche somiglianze a livello profondo con la costruzione dei testi narrativi più semplici (a questo proposito cfr. Egorov 1965).

Naturalmente tutto questo viene tematizzato a seconda della domanda che il consultante stesso ha rivolto alle carte (lavoro, amore, salute, ecc.). La previsione del futuro dovrebbe rappresentare naturalmente un elemento costitutivo di ogni pratica divinatoria, ciononostante le cartomanti interpellate affermano che gli eventi non si possono vedere e prevedere con certezza a meno che il consultante non segua alla lettera i consigli delle carte che, in qualche modo, prefigurano le prove qualificanti. La cartomante costruisce l’intera narrazione sugli eventi attuali e prossimi ma, per quanto riguarda il futuro, insiste sull’importanza di tutti gli altri elementi per attenuare quello che è il discorso propriamente divinatorio. Anche il tempo e il luogo in cui avverranno le trasformazioni predette a parere della maggior parte dei cartomanti non possono essere indicati con precisione.

Alla fine della seduta la cartomante riassume il racconto che ha costruito, riordinandolo e organizzandolo con la messa in scena di elementi concreti anche alla luce della collaborazione e degli indizi forniti dal consultante.


Conclusione

Come si è osservato nell’analisi delle consultazioni, in ogni seduta si attraversano tutte le fasi del percorso generativo: la disposizione e la successiva interpretazione dei tarocchi assumono sul piano discorsivo delle configurazioni che si concretizzano sempre più fino a permettere al consultante di riconoscere elementi (persone, luoghi, pensieri, ecc.) che fanno parte della "sua realtà" e che, il consultante stesso, contribuisce a investire di significati. La consultazione si svolge sempre attraverso vari livelli che si trasformano in scenari che vanno dall’astratto al sempre più concreto passando dalla figurazione, che rende conto della conversione dei temi in figure, alla iconizzazione che dota queste figure di investimenti particolarizzanti in grado di produrre l’illusione referenziale (cfr. Greimas, Courtés 1979).

Il discorso della cartomante sui tarocchi e tutte le configurazioni discorsive utilizzate sono testi talmente ricchi che ci spingerebbero a percorrere diverse direzioni di ricerca. Qui abbiamo comunque deciso di limitarci alla comprensione della dimensione narrativa profonda, in particolare alla semiosi che parte dai tre stadi di attribuzione del valore ai tarocchi: a) la potenzialità narrativa della carta; b) la posizione che occupa la carta (valore posizionale); c) il significato che si costruisce nella relazione dei tarocchi tra loro. Questi tre momenti interpretativi rappresentano l’aspetto centrale dal punto di vista semiotico perché fanno emergere le virtualità semantiche presenti in ogni figura che fanno dei tarocchi una macchina narrativa combinatoria.

Michela Deni

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